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Visualizzazione dei post da aprile, 2025

Heidegger e la questione ontologica

HEIDEGGER E LA QUESTIONE ONTOLOGICA La svolta del pensiero heideggeriano: Heidegger segna una svolta nel suo pensiero a partire dalla seconda metà degli anni ’30, espressa chiaramente in scritti come Hölderlin e l’essenza della poesia (1937) e La questione della tecnica (1954). Egli critica la filosofia occidentale per aver cercato il senso dell’essere a partire dagli enti, cadendo così in una forma di metafisica che ha finito per obliare (dimenticare) l’essere stesso. Secondo Heidegger, l’essere non è un ente supremo né un semplice fondamento, ma qualcosa che si manifesta solo nella misura in cui viene pensato nella sua differenza ontologica rispetto agli enti. Occorre dunque un nuovo linguaggio, più poetico e meno tecnico, capace di rispettare questa alterità dell’essere. Il tentativo di uscire dalla logica metafisica: Heidegger rivede categorie fondamentali della metafisica, come quella di soggetto, fondamento e verità. Nell’Essere e tempo, l’esserci era visto come progetto e apertu...

Heidegger e il problema dell' "esserci"

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 HEIDEGGER il problema dell' "esserci" Gli studi e l’originale interpretazione della fenomenologia: Martin Heidegger nacque nel 1889 a Messkirch. Inizialmente orientato verso la carriera religiosa, abbandonò l’idea di diventare gesuita per motivi di salute. Studiò teologia, matematica e scienze naturali all’Università di Friburgo, prima di dedicarsi alla filosofia. Si avvicinò al pensiero filosofico leggendo Brentano e Husserl, del quale divenne assistente nel 1919. Ottenne l’abilitazione all’insegnamento universitario (libera docenza) con una tesi su Duns Scoto. Nel 1923 fu nominato professore straordinario a Marburgo, dove maturò la sua riflessione originale. Nel 1927 pubblicò Essere e tempo, un’opera che applica in modo innovativo il metodo fenomenologico, spostando l’attenzione sull’essere e sull’esistenza umana. Ebbe tra i suoi allievi pensatori come Hans-Georg Gadamer, Karl Löwith e Hannah Arendt. Nel 1933 aderì al nazismo e fu nominato rettore dell’Università di Fr...

Husserl: il metodo fenomenologico

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 IL METODO FNOMENOLOGICO DI HUSSERL L’epoché fenomenologica: Husserl elabora un metodo fenomenologico per risalire all’esperienza originaria da cui si costituisce il senso del mondo. Questo metodo si basa sull’epoché, cioè la sospensione del giudizio naturalistico (cioè della credenza nell’esistenza oggettiva del mondo così come ci appare), non per negare la realtà, ma per mettere tra parentesi le convinzioni abituali e osservare i fenomeni così come si danno alla coscienza. La coscienza è considerata intenzionale, cioè sempre diretta verso un oggetto. È strutturata secondo una polarità: una componente soggettiva (noèsi, gli atti coscienziali) e una oggettiva (noèma, il contenuto intenzionale). La fenomenologia descrive questi vissuti intenzionali e le loro strutture essenziali. Il processo di costituzione del senso delle cose: I significati e i valori degli oggetti non sono dati in modo oggettivo e definitivo, ma si costituiscono nella relazione tra soggetto e oggetto, all’interno...

Kierkegaard: le possibilità e le scelte dell'esistenza

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 KIERKEGAARD le possibilità e le scelte dell'esistenza Gli anni tormentati della giovinezza: Søren Kierkegaard, nato nel 1813 a Copenaghen, cresce in un ambiente familiare segnato da una profonda religiosità luterana e da un forte senso del peccato. Il padre, Michael Pedersen Kierkegaard, uomo colto ma tormentato, era convinto di aver attirato la collera divina sulla famiglia per aver maledetto Dio in gioventù. Trasmette al figlio un senso di angoscia esistenziale e di colpa. Queste esperienze segnano profondamente Søren, che svilupperà una visione tragica della vita. La rottura del fidanzamento con Regina Olsen, nel 1841, rappresenta un momento decisivo: Kierkegaard sceglie di dedicarsi interamente alla filosofia e alla religione, rinunciando alla vita borghese e familiare. La ricerca filosofica come impegno personale: Kierkegaard si laurea con una tesi sull’ironia, intitolata Il concetto di ironia in riferimento costante a Socrate, dove distingue tra ironia socratica e quella rom...

Bergson e l'essenza del tempo

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 BERGSON E L'ESSENZA DEL TEMPO La denuncia dei limiti della scienza Henri Bergson critica la scienza positivista per aver trascurato aspetti fondamentali dell’esperienza umana, come la continuità e il movimento della vita. Secondo lui, la scienza semplifica e immobilizza la realtà per renderla calcolabile, ma in questo modo ne perde l’essenza. Bergson propone una forma di conoscenza alternativa, fondata sull’intuizione, capace di cogliere il reale “dall’interno”, come fa la filosofia, e non solo dall’esterno, come accade con i concetti astratti della scienza. L’analisi del concetto di tempo Bergson distingue tra due tipi di tempo: • Il tempo scientifico, omogeneo, misurabile e spazializzato, come quello segnato dall’orologio. • Il tempo reale o vissuto, che egli chiama durata (durée), un flusso continuo di stati di coscienza in cui passato, presente e futuro si compenetrano. Il tempo scientifico è utile per l’organizzazione pratica della vita, ma non rappresenta l’esperienz...